Pagelle Parigi-Nizza 2026: Vingegaard su un altro livello, buoni risultati per i due Martinez, sorpresa Steinhauser – Poca gloria UAE, sfortuna Ayuso
Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike), 10: Domina la scena, uscendo in maniera eccellente dalla tappa “pazza” che segna in pratica l’intero andamento della corsa e dando poi una dimostrazione di forza nella quinta frazione, staccando tutti e ipotecando la corsa con una prestazione ingestibile per tutti gli altri. Cerca il successo anche all’ultima tappa, ma trova sulla sua strada un Lenny Martinez in giornata di grazia. L’obiettivo, comunque, è raggiunto, la condizione è buona e il morale è altro: lo dice lui stesso, “sto meglio rispetto all’anno scorso di questi tempi”. Suona come una convinta dichiarazione di intenti, in vista delle prossime sfide.
Daniel Felipe Martínez (Red Bull-Bora-hansgrohe), 8,5: Capitalizza al massimo il clamoroso lavoro di squadra messo in scena durante la “tonnara” della quarta tappa e concludendo al secondo posto una corsa di grande importanza. La Maglia Gialla viaggia su livelli irraggiungibili e per lui risulta più importante riuscire a difendere il secondo posto finale dal pericolo causato dalla caduta in cui incappa durante l’ultima giornata di gara.
Georg Steinhauser (EF Education-EasyPost), 8,5: Il terzo posto finale è il miglior risultato della sua carriera, per distacco. Il tedesco, reduce da un 2025 da incubo per via di problemi di salute, entra in classifica nella folle quarta tappa, ma poi ci resta riuscendo a non perdere terreno né nella frazione seguente né in quella finale, difendendo brillantemente il piazzamento e portandosi a casa anche la classifica dei giovani.
Dorian Godon (Ineos Grenadiers), 8: Settimana quasi perfetta per il campione nazionale francese, che vince la (mini)tappa di Isola, raccoglie un secondo e un quarto posto su altri traguardi parziali e figura anche come componente della formazione che vince la cronosquadre. Il “quasi” sta nel fatto che il vorace Vingegaard di questa corsa gli porta via la Maglia Verde, che definisce il primo nella classifica a punti, proprio all’ultimo arrivo.
Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 8: Ormai è diventato un professionista della stoccata. Da tempo si combatte fra la voglia (più della squadra che sua) di classifiche generali e quelle di tappa, ma sembra proprio che la caccia ai successi parziali gli si addica ben di più. Confeziona una affermazione notevole resistendo a Vingegaard e battendolo poi nel duello finale, sulle strade dell’ultima tappa. Era quello che serviva a lui, e anche alla sua formazione; poi, guardi la classifica generale e lo trovi al quinto posto, che non è proprio un piazzamento da buttare.
Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers), 7,5: Nella positiva spedizione della formazione britannica c’è anche un altro neo-arrivo, francese pure lui. Gli resta il rammarico di non essere riuscito a prendersi un posto sul podio finale (con qualche recriminazione, vista la caduta che gli fa perdere tempo nel giorno “pazzo” che segna la classifica), ma può chiudere la sua settimana con un sorriso quantomeno accennato. Avrà altre occasioni.
Harold Tejada (XDS Astana), 7,5: Si toglie finalmente lo sfizio della vittoria piazzando un acuto di quelli da ricordare, al termine di una tappa molto combattuta. Grinta e determinazione non gli sono mai mancate e questa affermazione potrebbe anche alleggerirgli l’animo in vista delle prossime gare. Entra anche nella Top 10 della generale, facendo più che contenta la squadra.
Luke Lamperti (EF Education-EasyPost), 7: Si impone nella prima tappa, coronando un bel lavoro di squadra e celebrando quello che – finora – è il successo più importante della sua ancor giovane carriera. Si gode anche un paio di giornate in Giallo e raccoglie un paio di piazzamenti discreti. Non porta però a termine la corsa, ritirandosi prima dell’ultima tappa.
Max Kanter (XDS Astana), 7: Tanti anni da professionista per cogliere, proprio durante questa settimana, la prima vittoria su un palcoscenico WorldTour. Il tedesco si conferma velocista affidabile e determinato e l’aria della squadra kazaka sembra avergli fatto un gran bene nelle ultime stagioni.
Josh Tarling (Ineos Grenadiers), 7: Non lo trovi negli ordini d’arrivo o nelle classifiche, ma lascia il segno, eccome. Nella cronosquadre è motore determinante per la marcia che porta poi Vauquelin a far segnare il miglior tempo, nella frazione conquistata da Godon svolge un lavoro fondamentale negli ultimi chilometri, va più volte all’attacco e non fa mai mancare il sostegno ai compagni nel momento del bisogno. Corridore ancora in fase di sviluppo, ma sempre più convincente.
Mathys Rondel (Tudor Pro Cycling Team), 7: Cresce di corsa in corsa e di settimana in settimana. 22 anni, secondo anno da professionista e una regolarità invidiabile, sa muoversi in salita, sa assorbire percorsi complicati e sa, a questo punto è chiaro, gestire anche situazioni in cui la pressione si alza. Chiude ottavo nella generale e si conferma una bella speranza per la formazione Professional svizzera.
Ion Izagirre (Cofidis), 6,5: Chi si rivede! Dopo una stagione avara di soddisfazioni e dopo l’annuncio della chiusura della carriera alla fine di quest’anno, il basco torna a recitare da protagonista su un palcoscenico WorldTour. Si trova sempre nel posto giusto al momento giusto e porta a casa un settimo posto finale, molto ben accolto da una squadra a cui i punti UCI fanno molto comodo, sia per la prossima stagione sia a lunga scadenza. Tra l’altro, è l’unico corridore della Cofidis a portare a termine la gara.
Marc Soler (UAE Team Emirates XRG), 6,5: Si ritrova a svolgere compiti di classifica per la squadra numero uno al mondo e, tutto sommato, porta a casa la pagnotta, chiudendo al sesto posto. Non si vedono le sue consuete accelerazioni “fuori registro”, ma, alla fine, il compito era quello di guadagnare qualcosa, anche in chiave classifica UCI, che in casa UAE tengono sempre d’occhio.
Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), 6,5: Esce di classifica dopo la “tonnara” di metà percorso, ma non si arrende e va a caccia di soddisfazioni parziali. Prova quindi ad attaccare nelle tappe a lui più adatte, ma le sue ambizioni cozzano con quelle della Maglia Gialla, che indirizza le corse su binari non propizi per il francese. Generoso e combattivo, cercherà altre strade per lasciare il segno.
Carlos Rodríguez (Ineos Grenadiers), 6: Paga la tappa convulsa di Uchon, ma porta a termine la settimana in crescendo di condizione, al punto tale che è fra i migliori di giornata nelle due tappe più dure dal punto di vista del dislivello positivo. Arriva da un lungo periodo difficile, chissà che questa corsa non possa proiettarlo definitivamente fuori dalla galleria in cui si era venuto a trovare, suo malgrado.
Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling Team), 6: Presente nella mischia della quarta tappa, si infila poi in altre due volate ottenendone altrettanti piazzamenti fra i primi 10 di giornata. Sempre pronto a dare il massimo, quando ce n’è la possibilità.
Biniam Girmay (NSN Cycling Team), 5,5: Di fatto avrebbe a disposizione tre occasioni, ma non riesce a far pesare il suo status da velocista “principale” presente. Nella “mini-tappa” ci va vicino (e lui è comunque contento, visto che è la sua miglior prestazione in condizioni meteo estreme) ma non riesce a sopravanzare Godon, mentre le due volate di inizio corsa non lo vedono fra i protagonisti primari.
David Gaudu (Groupama-FDJ United), 5: Sopravvissuto bene alla folle quarta tappa e ben piazzato in classifica generale, lo scalatore esce di scena meno di 24 ore più tardi, completamente esausto. Ennesima delusione per il 29enne, che tre anni fa, proprio in questa gara, sembrava aver fatto il definitivo salto di qualità e che invece da allora ha faticato a trovare risultati e continuità.
Juan Ayuso (Lidl-Trek), sv: Era il principale rivale di Vingegaard alla vigilia e, dopo la cronosquadre, le cose per lui si erano messe bene, dato che si trovava in Maglia Gialla con 17″ di vantaggio sul danese, ma la caduta nella quarta tappa lo costringe ad abbandonare la corsa in ambulanza.
Brandon McNulty (UAE Team Emirates XRG), sv: Ritrovatosi leader della formazione emiratina dopo la defezione di João Almeida, lo statunitense non fa praticamente in tempo a mettersi in evidenza dato che è costretto al ritiro dopo essere rimasto coinvolto nella stessa caduta di Ayuso.
Movistar, sv: Molto sfortunata la formazione spagnola, che tra malanni e cadute perde tutti e tre i suoi uomini principali (Iván Romeo, Pablo Castrillo e Raul Garcia Pierna) e con i restanti fa quel che può, cogliendo comunque un podio di tappa con Orluis Aular e mettendosi in evidenza con le fughe di Lorenzo Milesi e Jefferson Cepeda.
Eddie Dunbar (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), sv: Visto l’andamento della settimana, l’irlandese avrebbe potuto andare a caccia di qualche risultato pesante, ma anche lui finisce nella lunghissima lista dei ritirati, non trovando quindi il modo di far fruttare la sua presenza in questa corsa.
Oscar Onley (Ineos Grenadiers), sv: Tra i candidati al podio finale, lo scozzese si ritrova in ottima posizione dopo la cronosquadre e riesce anche a non farsi sorprendere nella tappa dei ventagli, dove però è poi costretto a rincorrere due volte, prima a causa di una caduta e poi di una foratura. Le tante energie spese e il freddo lo portano probabilmente ad ammalarsi, tanto che, dopo aver contenuto i danni nella quinta frazione, è costretto a ritirarsi alla vigilia della sesta.
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